A volte capita che ti svegli alle 7 di mattina.
E no, non devi andare a lezione.
Realmente non hai nessuna motivazione apparente.
Semplicemente ti alzi per andare al bagno, e mentre
riabbassi la tavoletta il sole che entra dalla finestra ti sfiora il viso, e ti
ritrovi sul balcone.
Aria fresca, gli unici rumori che senti in questa Spagna che
inizia la sua giornata alle 9 di mattina sono gli uccelli, la finestra
cigolante del vicino e i camion che riforniscono il quartiere di giornali, pane
e carne.
Giornali, pane e carne.
Probabilmente al giorno d’oggi non servirebbe nient’altro.
Poi decidi di farla sporca fino in fondo e prendi l’i-pod.
La musica, che cavolo.
Come potevo dimenticarmi della musica?
Giornali, pane, carne e musica.
E sguardi.
E’ incredibile come uno sguardo possa dire e non dire allo
stesso tempo. Ed è assurdo come lo stesso sguardo che in un preciso momento ti
sembra sia una parete intera in un edificio tutta ricoperta di parole che
cercano di descrivere emozioni, paure, felicità… in un indeterminato momento si
resetta, si scioglie l’ inchiostro, cadono i mattoni, e in quello sguardo trovi
indifferenza. O meglio, il vuoto.
Perché spesso è da uno sguardo che si capisce una persona,
cosa sta pensando, cosa sta provando. Lo sguardo spaventato del bimbo che vede
la tua mano alzata sopra di lui, lo sguardo contento della persona che tra le
mani stringe un 8 nell’ultimo esame, lo sguardo duro del coatto che dentro di
sé sta semplicemente pensando di ricoprirti di botte.
Ecco, io probabilmente eliminerei le persone, sì, proprio
quelle, che hanno sempre lo stesso sguardo, qualsiasi momento stiano
attraversando, quando più che sorridere stirano la bocca e quando piangono, lo
si vede solo dalla lacrima che corre giù attraversando la stessa, identica
espressione di sempre.
O quelle persone che quando ti
guardano negli occhi realmente guardano dietro, e non dentro di te.
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Cara vecchia parentesi quadra, mi mancavi.
[… e mentre pensava che sì, sarebbe figo essere colui che ha
inventato la Coca-Cola (cioè, ma ci avete mai pensato?), si trovò a imbattersi
in una di queste incredibili situazioni che iniziano con una persona, e poi
proseguono con una colazione, una cena mancata, un sorriso, un bacio. E si
ritrovò a pensare a cosa c’è di diverso stavolta, o più che altro a se c’è, un
qualcosa di diverso stavolta. Per poi guardarsi allo specchio, e lasciarsi
andare a un sorriso. C’è per forza la necessità di pensare a questo? Perché
alla fine ciò che conta è viverla fino in fondo, questa cosa, nonostante i
contorni che possa avere, senza limiti, come ai vecchi tempi. Cosa diventerà?
Non lo sa, davvero. E non ci vuole nemmeno pensare. Preferisce utilizzare
questo tempo per guardare quegli occhi e cercare di decifrarli, o fare
colazione a caffè e sorrisi.
Sì, decisamente preferisce utilizzare il tempo in questo
modo, tutto il resto è davvero uno spreco.
Anche perché un minuto in più è un minuto in meno.
Per lo meno nel mondo reale, dove finalmente ha fatto
ritorno....
“..il caffè? Se lo fai lo bevo..”]

A veces puede pasar que te despiertas a las 7 de la mañana.
Y no, no tienes que irte a clase.
Realmente no tienes ninguna motivacion valida.
Simplemente te levantas para ir al baño, y mientras vuelves
a bajar la tabla el sol que entra por la ventana te acaricia la cara, y te
encuentras en el balcon.
Aire fresca, los unicos ruidos que oyes en esta España que
empieza su dia a las 9 de la mañana son los pajaros, la ventana del vecino y
los camiones que proveden a recargar el barrio de periodicos, pan y carne.
Periodicos, pan y carne.
Probablemente al dia de hoy no serviria nada mas.
Luego decides que ya que estas aquì puedes sacar el i-pod y
ponerte los cascos.
La musica, coño.
Como podia olvidarme de la musica?
Periodicos, pan, carne y musica.
Y miradas.
Es increible como una mirada pueda decir y no decir al mismo
tiempo. Y es absurdo como la misma mirada que en un momento puntual te parece
que sea una pared entera de un edificio toda cubierta de palabras que intentan
describir emociones, miedos, felicidad… en un momento indeterminado se resetea,
se desace la tinta, se caen los ladrillos, y en aquella mirada encuentras
indiferencia. O mejor dicho, el vacio.
Porquè muchas veces es por una mirada que entiendes una
persona, lo que està pensando, lo que està sentiendo. La mirada asustada del
niño que ve tu mano levantada encima de el, la mirada contenta de la persona
que entre sus manos guarda un 8 en el ultimo examen, la mirada dura del maton
que dentro de si mismo simplemente està pensando de tupirte de ostias.
Pues, yo probablemente eliminaria las personas, si, justo
aquellas, que siempre tienen la misma mirada, qualquier momento estean
viviendo, cuando mas que sonreir estiran la boca, y cuando lloran, lo se puede
entender solo por la lagrima que corre a bajo, a traves de la misma expresion
de siempre.
O aquellas personas que cuando
te miran a los ojos, realmente miran detras, y no dentro de ti.
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Cara, vieja parentesis cuadrada, te echaba de menos.
[… y mientras pensaba que si, seria una pasada ser aquel que
inventò la Coca-Cola (osea, nunca lo habeis pensado?), se encontrò a chocar en
una de estas situaciones que empiezan por una persona, y luego siguen con un
desayuno, una cena faltante, una sonrisa, un beso. Y volviò a pensar en que hay
de diferente esta vez, o mas que nada en si hay, algo diferente esta vez. Para
luego mirarse en el espejo, y dejarse ir en una sonrisa. Hay obbligatoriamente
la necesidad de pensar en eso? Porquè al final lo que realmente cuenta es
vivirlo hasta el fondo, todo esto, sin limites, como en los viejos tiempos. En
que se convertirà? No lo sabe, de verdad. Y no quiere tampoco pensarlo.
Prefiere utilizar este tiempo para mirar aquellos ojos y buscar el codigo para
decriptarlos, o desayunar con cafe y sonrisas. Si, decisamente prefiere
utilizar el tiempo de esta manera, todo lo demas es inutil.
Ademas porquè un minuto mas, es un minuto menos.
Por lo menos en el mundo real, donde por fin ha vuelto.
“…el cafè? Si lo haces lo
bebo..”]