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i think that...
DIARI
5 dicembre 2012
Ho smesso di fumare.
Quando fissi il tetto, lo fai per molteplici ragioni.
Hai fatto qualche cazzata, e cerchi una soluzione; il giorno dopo hai qualcosa da fare, e inizi a pianificare come; il giorno prima dovevi fare qualcosa, e cerchi giustificazioni, tanto alla fine ti perdoni. "Ma che sia l'ultima volta, cretino che parli da solo".
O più semplicemente, quando fissi il tetto, lo fai perchè ti si mette quella mosca dietro all'orecchio, e non c'è davvero verso. Il centro della questione non è nemmeno fare o no qualcosa, puoi contare quante volte accendi o spegni la tv, quanti articoli on-line leggi, ti rendi conto che non hai voglia di fare nulla di tutto questo: il fatto è che... non lo sai.
Ed è curioso come da piccolo ti svegliavi chiedendoti come fosse possibile che ai piedi del letto ci fossero piumone, coperta, lenzuolo e copri-materasso: in preda a quale sogno assurdo, a causa di quanti giri su te stesso sei riuscito a fare una cosa del genere?
E ora giri, rigiri, giri ancora. Hai il culo all'aria, ti torni a coprire. Cade il piumone, lo raccogli e lo rimetti apposto in modo abbastanza dozzinale, tanto prima o poi ricade. La differenza che ora lo fai da sveglio. La differenza che forse l'epoca dei sogni è finita.

Per certi versi è incredibile come ci sia un fattore costante nella mia vita: l'incredibile capacità di fare 15 passi in un attimo, e poi piantare le radici. Ma non solo nelle cose materiali della vita, come possono essere lo sport, il lavoro, un hobby; anche nei sentimenti e, cosa strana ma vera, in tutto ciò che si possa definire casuale. Prima schedina fatta al totocalcio, fai 12. Una delle prime schedine dell'Euromilione, fai un 2+1. Anche lì, non puoi dire di essere una persona sfortunata, ma e come se la vera botta di culo non arrivasse mai. (Per la cronaca, vincite totali tra le due schedine menzionate prima: 11,30 €).

I 15 passi, dicevamo.
Se ne facessi 100, magari sarei apposto per sempre, ma quei 15 passi non bastano mai. E cosa rappresentano? Anno dopo anno, esperienza dopo esperienza, sto iniziando a capirne il significato: un mix di spregiudicatezza e insicurezza. 
Non mi nascondo dietro un dito, chiariamoci, l'insicurezza vince e stravince, però quella genuina spregiudicatezza fa parte della storia, anche se ora la lascio da parte.
E' il vero ago sul quale il compasso ha danzato durante questi ultimi mesi, l'insicurezza, che  ti porta a pensare a qualsiasi particolare per ore, per la quale spieghi una cosa con dieci parole invece che con due, che ti spinge a domandarti per giorni il perchè di certe cose. E non solo.
Perchè poi in certi versi la si può pure mascherare. Ma con te stesso, prima o poi, rispunta fuori: e forse hai fatto il leone tutto il giorno, però poi, una volta arrivato a casa, ti sdrai sul letto, e inizi a girare, tu e il compasso.

Certo, non aiuta la consapevolezza di dover sempre guardare avanti, perchè tanto ormai guardarsi indietro non serve. E nemmeno ai lati. Se c'è una cosa che ho imparato quest'anno è che non serve a nulla guardarsi attorno, perchè alla fine della fiera siamo sempre e solo noi stessi, con sto cazzo di compasso in mano, e niente più. Non me ne vogliano quelle persone che sono sempre lì, senza i quali forse il compasso diventerebbe oggetto di strane idee (si esagera, eh!). Il fatto è che quando davvero conta non ci sono cazzi, siamo soli con noi stessi.
Ci sono passi nella vita, che non vorresti mai fare. Quei passi dei quali poi vorresti ritrovare l'orma, dietro a te, per cercare di tornare indietro e vedere se è possibile cercare di evitarli.
Le cose nella vita cambiano: le dita che premono i tasti sono le stesse che scrivevano su questo spazio anni fa, forse l'unghia dell'indice destro è più precaria, dipende sempre dai periodi e dallo stress; ciò che è cambiato è tutto quello che ci sta dietro, tutto quello che ci sta dentro. La forza che le spinge, quelle dita, gli impulsi che gli dicono da che parte spostarsi, che lettere digitare.

E' incredibile come possa rileggere per ore ciò che ho scritto qui e altrove e sentirmi così. Non è facile capire e descrivere come mi possa sentire, scorrendo parole, righe, immagini.
Mi riconosco, certo: sono io quello che scrivevo. O meglio ero io.
Sembrano secoli fa, quando con un ipod in mano avrei potuto scollegarmi da tutto e da tutti e scrivere per ore tutto ciò che sentivo, potevo incazzarmi perchè mi sentivo incompreso, potevo gasarmi per qualcosa di bello che mi era successo, potevo far cadere lacrime, o scrivere con una sola mano mentre mi soffiavo il naso.
Ed era da parecchi mesi che per quanto mi ci sforzassi, non c'ero mai riuscito.

Ci sono momenti nella vita che passano talmente in fretta, nemmeno te ne accorgi. Poi ci sono quelle cose che "sembra ieri". Il fatto è che poi, con il tempo, la vita ti presenta e ti fa mandar giù quei momenti dai quali "non si torna più indietro". E invecchi dieci anni in un pomeriggio; mesi che volano durante certe discussioni, settimane che volano chiedendoti il perchè.
Un modo per tornare indietro davvero non c'è. 
E cazzo, l'ingenuità non la trovo più, non mi ricordo dove l'ho persa. Me ne comprerei una nuova, sarei disposto a indebitarmi fino al collo ma ormai l'ho capito. Non c'è più.

Non mi fido.
Di me, di te, di loro, di quelli che conosco, di quelli che ho conosciuto e a prescindere di quelli che conoscerò.
Ed è incredibile, alla fine fidarmi era la cosa che mi riusciva meglio. Prima per ingenuità, poi per comodità.
Non mi fido, e non so davvero cosa farci. So di chi è la colpa, cazzo se lo so. La cosa più assurda è che ho paura che un giorno dovrò pure ringraziarli, alcuni dei colpevoli, perchè sotto sotto la filosofia del "a pensar male.." m'avrà tolto parecchi scazzi quotidiani. Ma a che prezzo?

Ecco, meglio che inizio a calcolarlo, sto prezzo, perchè voglio vederci chiaro.

Intanto ho smesso di fumare, quindi da ora in poi avrò sempre una mano libera.
Nell'altra ci tengo sto cazzo di compasso, vuoi vedere che prima o poi capisco cosa ci devo fare?



permalink | inviato da cam il 5/12/2012 alle 9:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
2 aprile 2012
Listen and repeat.
Ho il maledetto difetto di trovare canzoni,
e ascoltarle centinaia di volte al giorno.



permalink | inviato da cam il 2/4/2012 alle 22:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
13 dicembre 2011
Alzo il volume
Certo che lo so.
Lo so, fidati, lo so.
Devo modulare. Nella musica, nella sessione, nel lavoro, nella vita.

Troppe vocali stancano, troppi spazi vuoti pure.
Esagerare con qualcosa può essere nocivo.

Cercare l'equilibrio, quando da troppo tempo non ne avevo mai avuto bisogno, è un'esperienza nuovamente familiare.

Pensare a quello che devi dire, a quello che puoi dire, a quando è meglio tacere. Controllare ogni secondo ciò che è meglio per tutti. Dimenticando, forse troppo spesso, quello che è meglio per te.


E poi pensi alla fiducia, nelle tue possibilità, nella gente che ti circonda, nel genere umano.
La fiducia che manca, che scompare giorno dopo giorno.
E' come se ogni delusione, ogni inganno, ogni ingiustizia piano piano ne cancelli un pezzo.
E' maturità questa? E' un simbolo di crescita non fidarsi più di determinate cose, di certe persone, dello sconosciuto, perchè per esperienza personale prima o poi si toglierà la maschera e ti farà capire che semplicemente, egoisticamente parlando, inseguiva un qualcosa di fruttoso per sè stesso? E' indice di intelligenza iniziare direttamente diffidando di qualsiasi parola, sorriso, sguardo?

O forse è la semplice spiegazione che più conosci l'ambiente che ti circonda, i suoi meccanismi, il suo insensibile cinismo, ti rendi conto che "qua fuori è un brutto mondo", e le tue sono solo semplici tecniche di sopravvivenza?


Certo è che stare sul filo di un rasoio dopo un po' stanca. Pensare a cosa hai sbagliato, a cosa puoi migliorare, a ciò che bisogna correggere, è una cosa utile, che venga da sè stessi o che arrivi dopo interventi esterni.

Quello che non può essere, e su questo non ho dubbi, è che tutto questo sia una cosa unilaterale.



Chiudo la porta, e mi metto le cuffie. Tanto alla fine quando sarà ora sarò comunque al mio posto. Alle 11 di sera a lavoro, alle otto a lezione, a natale a casa, la domenica alle 3 davanti al Parma.

Apro la finestra, e alzo il volume.
Non chiamatemi, non vi sentirò.





permalink | inviato da cam il 13/12/2011 alle 8:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 giugno 2011
So che se sbaglio imparerò

Io ero me stesso prima, e sono me stesso ora. Per questa ragione penso di non essere cambiato, mai.

Le esperienze ti segnano, le esperienze ti prendono e ti sbattono in faccia la realtà, che diventa sempre di più un librone immenso senza figure. Per questo le figure ce le voglio mettere io. Anni e anni rincorrendo il compiacere, rincorrendo il rispetto degli altri, attento ad ogni parere ed ogni opinione, anni e anni per poi capire che tutto questo non serve assolutamente a nulla. Perchè in fondo come dice l'unico gruppo per cui mi son fatto km, "tu stai correndo solo". Ebbene sì, io sto correndo solo, le sicurezze si sbriciolano ai lati del mio cammino, come se fosse una scena di "Se mi lasci ti cancello", le certezze non esistono, e cazzo bisogno smettere di pensare cose del tipo "beh, ma tanto a me non succederà mai".

Le esperienze ti segnano, ti sbattono in faccia la realtà.

E una cosa è certa, chi me l'ha messo nel culo alla fine sempre se n'è uscito sconfitto, col tempo, di una forma talmente impercettibile quanto goduriosa.

 

Però io ora mi siedo.

Mi guardo avanti, mi guardo indietro, e, se permettete, mi faccio pure un applauso.

Un applauso sincero e silenzioso, non voglio richiamare l'attenzione su nulla. Semplicemente ricordarmi che mi merito quest'applauso autoeseguito, in ogni momento, anche quando un sorriso non riesce proprio a liberarsi tra le mie labbra chiuse.

 

Perchè una cosa è certa: so che se sbaglio imparerò.






permalink | inviato da cam il 2/6/2011 alle 1:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
15 novembre 2010
-9



...Chiudo gli occhi, ti vorrei
Non nei sogni ma così come sei...




permalink | inviato da cam il 15/11/2010 alle 14:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
3 novembre 2010
Via.


"Via da chi rinuncia e non ti lascia tentare
Via da chi ti infanga e non rinuncia a mentire
In tutti quei ricatti stesi ad aspettare
Nel dispositivo umano definito amore.

La sconfitta è un'eleganza
Per l'ipocrisia di chi si arrende in partenza."




E' bello sapere che a volte ci sono canzoni che parlano per te.



permalink | inviato da cam il 3/11/2010 alle 7:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
28 ottobre 2010
3 giorni sono 72 ore
3 giorni sono 72 ore.

72 ore sono tutto e niente, sono i tuoi occhi assonnati che si aprono per quel che possono dopo aver guardato fuori dalla finestra, sono 72 ore di noi, sono le risate e i sorrisi.

72 ore sono 4320 minuti.

Ed è bello, per 4320 minuti, pensare solo a noi, ai nostri sorrisi, agli abbracci e a tutto quello che è stato e che è.
E che sarà, perchè sono pronto a difendere con tutto me stesso tutto ciò che ho dentro, tutto quello che significa la parola "noi"

4320 minuti sono 259200 secondi.

E in ognuno di questi 259200 secondi stavo guardando, osservando, sognando, ammirando tutto ciò che davvero è importante.

259200 secondi quanti attimi sono?

E ripensare alle paure, all'angoscia, all'eccitazione, e ora al vuoto che hai lasciato dentro di me, alle ore passate fissando il nulla, agli gnocchi burro e basilico, e a qualsiasi particolare che come sempre è ben impresso nella mia mente.


In ogni caso una cosa la so, ed è una certezza.

Nos quiero, in qualsiasi ora, minuto o momento.






permalink | inviato da cam il 28/10/2010 alle 23:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 settembre 2010
Forse ora mi sento proprio così.


Mi piacerebbe sapere che non sto riprovando una sensazione pregna di paura, sentimento, angoscia e dolcezza.
O forse mi piacerebbe sapere in qualche modo se sto facendo la cosa giusta, questa volta.
O meglio, esistono punti di contatto tra "questa" e "l'altra" volta?
Sicuramente no, e non capisco come mai a volte l'animo umano cerca corrispondenze con altri momenti o con altre situazioni.
Probabilmente è più facile pensare che tutte le circostanze siano uguali, che tutte le persone siano simili, e che le cose accadranno seguendo lo stesso maligno schema di sempre.
E' più semplice paragonato con il cercare davvero di capire ogni sensazion, ogni momento felice tristemente vissuto, proiettato a quella maledetta data di scadenza di fianco al codice a barre che indica beffarda quello che effettivamente sarebbe accaduto.

Ma può tutto questo dire ciò che succederà?
Può tutto ciò dare la sicurezza che le cose andranno in un modo o nell'altro?

E un giorno mi sono cercato tanto che alla fine senza volerlo mi sono perso.
Forse ora mi sento proprio così.
Con lo stesso vuoto, con lo stesso sgomento, con gli stessi punti interrogativi e le stesse emozioni.
In ogni caso mi piace l'idea di scrivere in Italiano perchè tu non possa capire, perchè tu non possa ricavare da tutto ciò le mie preoccupazioni, e le mie lacrime che purtroppo non sono riuscito a nascondere quando invece era ciò che più desideravo al mondo.

Ognuno con la propria vita, ognuno con il proprio cammino, posso concedermi qualche minuto prima di socchiudere gli occhi per sognare che ciò che è stato non finisca mai, o che ricominci a rimbombare forte il rumore delle lancette di quell'orologio Casio. Un orologio che lancette non aveva, e che io ricordi non faceva nemmeno rumore, però che ricordo perfettamente come ricordo perfettamente uno qualsiasi dei tuoi nei, o come potrei disegnare a memoria quel sorriso, o come potrei risentire tra le mie narici l'odore di quella pelle, perfetta nella sua imperfezione, che tanto mi piaceva in quelle mattine nelle quali non sarei uscito da sotto le coperte nemmeno trascinato a forza.
Con la consapevolezza che, in ogni caso, una volta ancora, preferisco una lacrima che trascina dentro di sè un ricordo, piuttosto che un'angoscia e un rimorso ripieno di frasi del tipo "come sarebbe stato?"


Buona fortuna, imbelice mia...


"Volveremos a intentarlo
volveremos a probarlo
volveremos a entendernos
volveremos a empezar de cero..."






permalink | inviato da cam il 21/9/2010 alle 19:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
26 maggio 2010
A me, basterebbe evitarlo.
In ogni momento guardo me stesso e cerco di cogliere, capire.
Intuire cosa manca, cosa c'è di diverso, cos'è cambiato, cosa c'è in più.
Tra mille cose per la testa, e le poche ore di sonno, tra una maturità che aumenta e un'indipendenza più vicina.
E ogni volta finisco col pensare se davvero ho voglia di tornare quello di prima.
Se ciò che io ritengo essere "il Nico di sempre" invece era un progetto con delle falle?
E se riempiendo quelle falle sono arrivato ad essere ciò che sono ora?



C'è chi dice che vorrebbe essere presente al suo funerale.
Ma a me basterebbe evitare che la mia vita sia un lungo martirio, conservando la mia dignità, la mia voglia, il mio essere me stesso, la mia voglia di conoscere e imparare.
Se ci riesco, al mio funerale andateci voi; io sarò quello con un gran sorriso stampato in volto.







permalink | inviato da cam il 26/5/2010 alle 22:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
19 maggio 2010
Giornali, pane, carne e musica


A volte capita che ti svegli alle 7 di mattina.

E no, non devi andare a lezione.

Realmente non hai nessuna motivazione apparente.

Semplicemente ti alzi per andare al bagno, e mentre riabbassi la tavoletta il sole che entra dalla finestra ti sfiora il viso, e ti ritrovi sul balcone.

Aria fresca, gli unici rumori che senti in questa Spagna che inizia la sua giornata alle 9 di mattina sono gli uccelli, la finestra cigolante del vicino e i camion che riforniscono il quartiere di giornali, pane e carne.

 

Giornali, pane e carne.

Probabilmente al giorno d’oggi non servirebbe nient’altro.

Poi decidi di farla sporca fino in fondo e prendi l’i-pod.

La musica, che cavolo.

Come potevo dimenticarmi della musica?

Giornali, pane, carne e musica.

 

E sguardi.

 

E’ incredibile come uno sguardo possa dire e non dire allo stesso tempo. Ed è assurdo come lo stesso sguardo che in un preciso momento ti sembra sia una parete intera in un edificio tutta ricoperta di parole che cercano di descrivere emozioni, paure, felicità… in un indeterminato momento si resetta, si scioglie l’ inchiostro, cadono i mattoni, e in quello sguardo trovi indifferenza. O meglio, il vuoto.

 

Perché spesso è da uno sguardo che si capisce una persona, cosa sta pensando, cosa sta provando. Lo sguardo spaventato del bimbo che vede la tua mano alzata sopra di lui, lo sguardo contento della persona che tra le mani stringe un 8 nell’ultimo esame, lo sguardo duro del coatto che dentro di sé sta semplicemente pensando di ricoprirti di botte.

 

Ecco, io probabilmente eliminerei le persone, sì, proprio quelle, che hanno sempre lo stesso sguardo, qualsiasi momento stiano attraversando, quando più che sorridere stirano la bocca e quando piangono, lo si vede solo dalla lacrima che corre giù attraversando la stessa, identica espressione di sempre.

 

O quelle persone che quando ti guardano negli occhi realmente guardano dietro, e non dentro di te.

 

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Cara vecchia parentesi quadra, mi mancavi.

 

[… e mentre pensava che sì, sarebbe figo essere colui che ha inventato la Coca-Cola (cioè, ma ci avete mai pensato?), si trovò a imbattersi in una di queste incredibili situazioni che iniziano con una persona, e poi proseguono con una colazione, una cena mancata, un sorriso, un bacio. E si ritrovò a pensare a cosa c’è di diverso stavolta, o più che altro a se c’è, un qualcosa di diverso stavolta. Per poi guardarsi allo specchio, e lasciarsi andare a un sorriso. C’è per forza la necessità di pensare a questo? Perché alla fine ciò che conta è viverla fino in fondo, questa cosa, nonostante i contorni che possa avere, senza limiti, come ai vecchi tempi. Cosa diventerà? Non lo sa, davvero. E non ci vuole nemmeno pensare. Preferisce utilizzare questo tempo per guardare quegli occhi e cercare di decifrarli, o fare colazione a caffè e sorrisi.

Sì, decisamente preferisce utilizzare il tempo in questo modo, tutto il resto è davvero uno spreco.

Anche perché un minuto in più è un minuto in meno.

Per lo meno nel mondo reale, dove finalmente ha fatto ritorno....

 

“..il caffè? Se lo fai lo bevo..”]




A veces puede pasar que te despiertas a las 7 de la mañana.

Y no, no tienes que irte a clase.

Realmente no tienes ninguna motivacion valida.

Simplemente te levantas para ir al baño, y mientras vuelves a bajar la tabla el sol que entra por la ventana te acaricia la cara, y te encuentras en el balcon.

Aire fresca, los unicos ruidos que oyes en esta España que empieza su dia a las 9 de la mañana son los pajaros, la ventana del vecino y los camiones que proveden a recargar el barrio de periodicos, pan y carne.

 

Periodicos, pan y carne.

Probablemente al dia de hoy no serviria nada mas.

Luego decides que ya que estas aquì puedes sacar el i-pod y ponerte los cascos.

La musica, coño.

Como podia olvidarme de la musica?

Periodicos, pan, carne y musica.

 

Y miradas.

 

Es increible como una mirada pueda decir y no decir al mismo tiempo. Y es absurdo como la misma mirada que en un momento puntual te parece que sea una pared entera de un edificio toda cubierta de palabras que intentan describir emociones, miedos, felicidad… en un momento indeterminado se resetea, se desace la tinta, se caen los ladrillos, y en aquella mirada encuentras indiferencia. O mejor dicho, el vacio.

 

Porquè muchas veces es por una mirada que entiendes una persona, lo que està pensando, lo que està sentiendo. La mirada asustada del niño que ve tu mano levantada encima de el, la mirada contenta de la persona que entre sus manos guarda un 8 en el ultimo examen, la mirada dura del maton que dentro de si mismo simplemente està pensando de tupirte de ostias.

 

Pues, yo probablemente eliminaria las personas, si, justo aquellas, que siempre tienen la misma mirada, qualquier momento estean viviendo, cuando mas que sonreir estiran la boca, y cuando lloran, lo se puede entender solo por la lagrima que corre a bajo, a traves de la misma expresion de siempre.

 

O aquellas personas que cuando te miran a los ojos, realmente miran detras, y no dentro de ti.


- - - -- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -


Cara, vieja parentesis cuadrada, te echaba de menos.

 

[… y mientras pensaba que si, seria una pasada ser aquel que inventò la Coca-Cola (osea, nunca lo habeis pensado?), se encontrò a chocar en una de estas situaciones que empiezan por una persona, y luego siguen con un desayuno, una cena faltante, una sonrisa, un beso. Y volviò a pensar en que hay de diferente esta vez, o mas que nada en si hay, algo diferente esta vez. Para luego mirarse en el espejo, y dejarse ir en una sonrisa. Hay obbligatoriamente la necesidad de pensar en eso? Porquè al final lo que realmente cuenta es vivirlo hasta el fondo, todo esto, sin limites, como en los viejos tiempos. En que se convertirà? No lo sabe, de verdad. Y no quiere tampoco pensarlo. Prefiere utilizar este tiempo para mirar aquellos ojos y buscar el codigo para decriptarlos, o desayunar con cafe y sonrisas. Si, decisamente prefiere utilizar el tiempo de esta manera, todo lo demas es inutil.

Ademas porquè un minuto mas, es un minuto menos.

Por lo menos en el mundo real, donde por fin ha vuelto.

 

“…el cafè? Si lo haces lo bebo..”]





permalink | inviato da cam il 19/5/2010 alle 18:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
15 aprile 2010
Riaprite il sipario

Tic

Tac

Tic

Tac

 

Plic

 

Il ticchettio dell' orologio si confonde con il rumore sordo della pioggia, con questo silenzio che fragorosamente riempie la mia stanza.


“Perché la vita è dove vuoi andare, e tutto il resto è riconoscenza.”


Non avevo mai pensato al fatto che c’è gente che vive da 20 anni nel proprio appartamento in un condominio con ascensore, al settimo piano, e non ha mai visto il quadro appeso nel pianerottolo del terzo.

Quando poi pensi dove possono essere i tuoi limiti, fino a dove ti conosci. Quando pensi che probabilmente troppo spesso arrivi a conclusioni senza cercare di addentrati di più nelle sfaccettature delle tue sensazioni.

E forse sarebbe ora di smettere di cercare di essere come ormai non sei più.

 

Malinconia?

Assolutamente.

E’ solo semplice, incontrastato, crudo realismo.

 

“Perché la vita è dove vuoi andare, e tutto il resto è riconoscenza”

 

Prendo a braccetto il mio passato, le mie cose, i miei pensieri, la mia ispirazione, il mio me stesso, e via a ricominciare.

 

Perché del resto, in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione che la vita ti può riservare, sei sempre stato e sempre rimarrai solo con te stesso.

E perchè ogni tanto, anche se sembra strano, ti tocca fare le scale.

 

“Perché la vita è dove vuoi andare, e tutto il resto è riconoscenza”.

 

Riaprite il sipario, è tornata a scoccare l’ora.







permalink | inviato da cam il 15/4/2010 alle 19:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 marzo 2010
Franz Ferdinand Style




permalink | inviato da cam il 2/3/2010 alle 20:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
17 novembre 2009
La mia vita non è fatta per sopravvivere


Come una sigaretta, appoggiata sul tavolo in posizione verticale.
Accesa, senza cenere in più del dovuto, il rigoletto di fumo sale verso l'alto perpendicolare ai ricordi che gocciolano al suolo.
Scrollatomi dalle spalle un peso davvero troppo grande per poterlo sopportare, penso al lieve e devastante contrasto che invade la mia mente, traducendosi in un giro continuo attorno ai miei pensieri e al mio piumone, tant'è che mi gira la testa.
E di chiudere occhio non se ne parla.

Anche se ora tocca affrontare un'altra volta il passato, con la tranquillità di poter finalmente dire come e perchè sai, e con l'angoscia interiore di sapere che persona che si è sempre comportata a dovere proprio non sei.
Con la tranquillità di poter davvero alzare la testa e guardare in faccia chiunque, e con l'angoscia di poter perdere una persona talmente importante che per fortuna nonostante tutto sembra ad ogni modo averti perdonato.
Con la tranquillità di poter finalmente toglierti un sassolone, però con l'angoscia di ciò che hai dovuto fare per poter finalmente arrivare a questo punto.

Però del resto non potevi dare consigli che tu per primo non riuscivi a seguire, è questione di maturità, coerenza e onestà morale.
E' pensare che la mia vita non è fatta per sopravvivere.



"dolce e instabile condanna
mi hai portato troppo in là
vedo solo sbarre
vedo una prigione umida
vedo poca verità"





permalink | inviato da cam il 17/11/2009 alle 10:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
30 ottobre 2009
E son 23...



permalink | inviato da cam il 30/10/2009 alle 14:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
16 ottobre 2009
Per il resto tutto bene.

Sedersi in un bar, vuoto o pieno è indifferente.
Alzare la testa.
Sono convinto che per capire se una persona sta bene basti questo. Se sorridi con serenità, vuol dire che non hai pensieri, non hai problemi, non hai nulla che ti preoccupi.

Era da tanto che non mi lasciavo andare ad un mezzo sorriso.
Proseguiamo nel cammino del recupero, ora manca ancora qualche settimana di fisioterapia e poi finalmente potrò tornare.


Voglio ammazzare questa mosca che mi ronza attorno.
20 minuti di pop spagnolo sono più che sufficienti per pensare seriamente a una forma lieve e masochista per arrivare al suicidio
Smettila di guardarmi, muoviti e fai qualcosa.
Capisco la tua situazione, però sarebbe ora che iniziassi a concentrarti un po' e tirare fuori un po' di palle.
Se a 28 anni non hai le idee chiare, beh, è ora che inizi a crescere.
La prima volta mi hai ingannato, la seconda pure, non ci sarà una terza.
Sei davvero come una sorella.
E te sei davvero come una sorellina.
Domenica 3 punti, per continuare senza intoppi.
E guardandoti allenare mi è tornata una voglia di basket che manco ti immagini.
E per quanti problemi possano venire fuori sono convinto che non vi separerete mai.
E se Du, si, proprio Du, se non Di fai vedere qui a Salamanca nel giro di un mese Di ammazzo.


Per il resto tutto bene.
Qualche pensiero.
Ma che per fortuna è e resta un pensiero.


Adiew.





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19 agosto 2009
Mirando el reloj del Alcaravan


" A veces piensa que lo suyo sea solo pesimismo. A veces lo cree mas que otra cosa. Sin embargo empieza a pensar que al final no sea nada de todo esto. Y si es lo que se merece? Y si es lo que realmente està escrito en su destino?"



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10 agosto 2009
Four rooms
Se non scendi da quel divano ti do un ceffone, Leya. E a te ti controllo, non credere, il primo ticket che tiri fuori finchè fai finta di ballare e ti caccio fuori a pedate.
E' proprio vero, me la prendo con cani e porci. Nervoso, aggiusto il cuscino sotto la mia testa. Che strane le domeniche, non smetterò mai di dirlo. Ormai hanno uno schema preciso, costituito da una parte consistente di inutilità e poi dal tipico epilogo in cui i miei occhi fissano un qualsiasi edificio visibile dalla mia finestra, per poi soffermarsi su una qualsiasi ditata che un giorno dovrò pulire. E terminare con la vista annebbiata, la mente svenuta nei pensieri e nei ricordi, nelle immagini che scorrono. E spesso ripensi anche a cose che non pensavi nemmeno di ricordare. Se sono io il regista dei miei sogni vorrei capire chi è lo scenografo che ha scelto come ambiente Porto San Giorgio, la scorsa notte.
A volte, inoltre, ripenso a persone che magari ora sono convinte di essere scomparse dai miei pensieri. Ripenso al Soul Train, ripenso alla sala prove, ripenso ai viaggi in motorino fino a Cologna sotto la pioggia e la neve, ripenso alle parentesi quadre, ripenso a una canzone degli Shandon che nemmeno ho più e che mi piacerebbe ascoltare, al fatto che l'ultima volta ti ho visto felice e mi si è riempito il cuore di gioia, ripenso al matto che porta a termine un programma che avevamo tirato fuori dal nulla due estati fa. Ogni volta che mi guardo dietro mi rendo conto di quante cose ho lasciato dietro di me, di quanti momenti, ricordi, esperienze, porto nel mio bagaglio. E poi finisco sempre bestemmiando dietro ai muratori che alle 7 di mattina devono puntualmente iniziare a fracassare muri e pure i miei coglioni.




Tra un po' di splatter al Titty Twister e un Nick Easter che alla fine riesce nel suo intento, mi guardo attorno e mi rendo conto che ormai manca poco. Questione di giorni. Probabilmente il momento sarà rimandato per il mio breve soggiorno in patria. Quanto tempo ci ho pensato.
Quanto tempo l'ho aspettato.
Quante volte l'ho immaginato.
Cosa sarà?
Cosa succederà?
Più che altro il dubbio è in quello che troverò, non di certo in quello che penso di fare.
Da questo punto di vista so benissimo cosa voglio e devo fare.
Un anno di indifferenza, un anno di silenzio, un anno, il più difficile della mia vita da questo punto di vista, non può essere cancellato così. Quello che è ancora più chiaro è che di sicuro tutto questo no può e non deve essere cancellato anche perchè di fronte a me troverò una ricerca sfrenata di un equilibrio egoista e immeritato.
Cosa sarà? Quando succederà? E dove?
E la parte più comica è che non mi interessa, in altri casi probabilmente, e più che altro conoscendomi, cercherei in tutti i modi di avvicinarmi all'impatto, di organizzarmi e di scoprire spostamenti e movimenti, far sì che sembri casuale quando effettivamente casuale non sarebbe. Ma stavolta non ho nessun interesse nè voglia. Ed è già una risposta, questa, che mi rende tranquillo.






"Private Radio", mio dio che reperto che ha tirato fuori la ricerca automatica di I-Tunes..
Era da non mi ricordo quale serata di ritorno dal Buso in macchina con l'ingegnere che non la riascoltavo..
Ora mancherebbe solo "Bad Habit", e una qualsiasi canzone dei Derozer, aggiungendoci una qualsiasi canzone dei Less Than Jake, e avrei una bella "Compilation Remember", quelle compilation dove la qualità è l'ultima cosa che importa.
Ci starebbero bene anche "Rape Me" cantata da Dal Chiele con le immancabili offese a Moreno (esiste ancora?) e una serie di urla da "Stadio". Per poi aggiungerci "Lucia" e "Prendimi l'anima".
Per non dimenticare "No" e "Aca Toro".
Tanta roba, sì sì.
Per non parlare di "Me so cagà dosso", immancabile colonna sonora dei viaggi a Rosolina.
Rosolina, appunto.
Saranno due giorni, Silvano e Nal non ci saranno, Paolo non so ma non credo, di Fantastici Cinque ci saremmo solo io e Piace.
Però in ogni caso sarà come sempre la tipica vacanza ignorante, servita in un piatto di plastica con un contorno spento e vecchio, ma con una sostanza da far invidia.
Sarà come sempre un bagaglio di momenti di quelli che quando arrivi a casa prima ancora di toglierti la giacca lo riapri di corsa perchè vuoi rivedere il contenuto.
Perchè è quello che conta, tutto il resto è fuffa.
Orgiolina 2009, stiamo arrivando.










[Un sorriso ironico disegnato in faccia, non poteva.
No, non poteva far altro che pensare che il ridicolo, davvero, è un concetto che non conosce limite.
E quando capisce che il motivo più importante di una voglia inspiegabile di riallacciare rapporti è semplicemente una menefreghista, egoista e insensibile attenzione alle amicizie in comune, a possibili (possibili? inevitabili) situazioni di imbarazzo.
Smetterà mai di deluderlo?
Sì, quando non le interesserà più nulla di lei.
E non manca molto.
Si asciuga il sudore, maledetto sia il caldo, e continua a camminare lungo la strada, diretto a casa.]






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8 luglio 2009
I’m waiting for the impact
Ci sono momenti in cui ti chiedi dove sia finito lo spirito critico, la voglia di sapere, la capacità di indignarsi.
Ci sono momenti in cui ti domandi come può essere possibile che una canzone possa suscitare determinate sensazioni, senza per forza essere legata a ricordi particolari.
Dov’è, qual è la chiave?
Ci sono momenti, o nottate intere, dove ti chiedi perché in un aeroporto intero non ci sia una stramaledetta spina, a meno che non sia sopra ad un rubinetto.
L’idea che le spine servano solo per rasoi elettrici e phon credevo fosse superata da tempo.
Ci sono nottate dove è davvero poco l’interesse che rivolgi al fragore della tempesta che prende a schiaffi il parabrezza, perché il suono dalle casse esce più forte.
Ci sono giorni in cui poco può fare il fragore di una festa, il rumore della gente, il suono di una canzone, perché il ricordo dal tuo cuore esce più forte.
Ci sono pomeriggi afosi in cui vorresti avere una piscina, anche gonfiabile, rotonda, raggio 1 metro.
Ci sono mail che possono farti sorridere, che possono farti percepire la riconoscenza e l’effettiva valorizzazione del tuo lavoro.
Ci sono telefonate che inaspettatamente rompono la monotonia, e ti cambiano una giornata.
Ci sono persone che a poker continueranno a perdere due module.
Ci sono posti che possono toglierti il fiato.
Ci sono persone che con un discorso all’apparenza banale durante una festa di laurea, ti riempiono d’orgoglio.
Ci sono momenti dove la persona di fronte a te la prenderesti a schiaffi.
Ci sono giorni dove non puoi proprio fare a meno di pensare che cosa succederà, quel giorno.
Come ci sono giorni dove penso al motivo per il quale non posso fare a meno di terminare ogni mio pensiero cadendo nella stessa, maledetta, trappola di sempre.

I’m waiting for the impact.






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7 giugno 2009
Salamanca chiama Dufo, primera edicion


Un anno fa, assieme all'altro disperato che come me continua la sua avventura qui a Salamanca mi regalavi una pianta che non ho mai abbeverato (mea culpa) assieme ad una rivista con Pilar Rubio in copertina, per allietare i miei giorni di degenza dalla tonsillite finchè voi ve la spassavate durante il Festival De Las Artes.
Oggi, molte cose sono simili. Non ci sei te, non c'è la pianta, non c'è Pilar Rubio e non ci sono più alcune cose che evito di citare, ma hai già capito.
Quello che c'è è la gente che se la spassa durante il festival de las artes, e la tonsillite, credo la quinta del 2009.
Credo che a luglio quando mi amputeranno ste due cazzo di palle inutili (lascio a voi le male interpretazioni) la data entrerà a far parte di quei giorni mitici da ricordare tipo il primo bacio, la patente, il primo viaggio da solo, ecc ecc.
Che spada nell'ano, Dufetto, sta tonsillite. E' davvero insopportabile.
Da martedì vado avanti con orari allucinanti, che ormai grazie a questa mia facilità nel ricadere sempre nella stessa malattia, conosco come le mie tasche. Primi due giorni di febbre a 40, non fai a tempo a svegliarti che hai già subito sonno, non riesci a mangiare, nè a bere, nè a parlare. E poi finchè aspetti di essere guarito del tutto, entri in un vortice allucinante in cui magari ti addormenti alle 7 di sera, e di svegli alle 5 di mattina, e non sai cosa accidenti fare. Se non dovessi passare l'esame di martedì dovrebbero internarmi in uno studio di ricerca sui primati, ormai con tutto sto tempo che ho avuto so a memoria le didascalie (frase pericolosa questa, se non prendo un 10 i miei mi fanno il culo...).
Sono arrivato a vedere film inguardabili, "Ultimatum a la terra", "L'allenatore nel pallone 2", "Il mio ragazzo è un bastardo", cose dell'altro mondo.
Però mi sto anche domandando come ho fatto fino ad oggi a non aver mai visto quel fantastico film che è Crank (consigliatissimo, davvero).
E penso. Penso. Penso.
Lo sai, Dufetto, quanto penso normalmente. Immagina in questo periodo. In cui come da troppi mesi a questa parte continuo a vivere da solo in attesa di passare in quell'appartamente che prima era stato tuo, e ancora prima era di Jani. Appartamento che ha visto paste panna tonno zucchine e carote all'alba, che ha visto servizi fotografici nati a caso nel balcone, che ha visto pianti, lacrime, saluti, partenze per la stazione, ha visto pure un "scendo a fargli fare un giro a Ruffo, viene qualcuno?" che poi ha stramaledettamente cambiato la mia vita.
Un anno fa, tutto questo.
E ora sono qui, un anno dopo, un anno in più, un anno nonostante tutto.
Nella felicità di vedere che anche se ci sono stati momenti difficili non mi sono mai assolutamente pentito della mia scelta, sono convinto che sia un anno in cui più sono state le cose che mi hanno dato spunti per imparare. Un anno di goduria, un anno di apprendistato dalla vita. Ora cosa tocca?
Ma poi mi domando, venerdì arriva Maral, e sto cercando un italiano con parvenze vietnamite da mettere sulla colonna di sinistra, se no non rende, la Maral... Non so veramente come risolvere questo problema.
Ed è strano tirare le somme, quando ancora manca un esame, un mese di lavoro duro, saluti e baci, prima di ricominciare tutto un altra volta.
E forse ho capito, sai, la magia di Salamanca qual è. Questo posto ti da la possibilità di ricominciare da zero, ogni anno.
Quest'anno, col vuoto che avete lasciato tutti voi, più qualche storia che ha influito, dal punto di vista di "paste alle 7 di mattina", il trovarsi a bere qualcosa, il sdraiarsi in plaza mayor, è stato uno zero.
Vuoi il troppo lavoro, vuoi le mille ore di lezione tutti i pomeriggi, vuoi che fare le due cose assieme e trovare tempo per qualcos'altro non è mai facile.
Però mi rendo conto, ora, che è stata anche un po' colpa mia.
Colpa mia che non ho trovato nessun appoggio che mi stimolasse, nel trovare l'ora libera, nel prendersi il giorno libero e mandare affanculo il mondo e tutto il resto.
E' che mi manchi, Dufetto, mi manca Jani, mi manca Robi, mi manca Ana, mi manca l'atmosfera.
E so che non è un erasmus, è normale.
Però so anche, che dopo un anno come quello che abbiamo passato assieme, un anno di pausa quasi ci voleva, veniva da solo.
Ora che ho scacciato dal mio corpo l'assuefazione che avete creato, l'anno prossimo sarà un ricominciare, un altra volta.
In questa Salamanca, dove ogni anno si riparte.
Anno dopo anno.
Fino a quando, un giorno,ti renderai conto che non è più tempo.
E ricomincerai altrove, sapendo bene cosa cercare.

Mi manchi Du.
E l'anno prossimo tornano tutti: Isabel, Elena, Maria, Alba, Laura.
Lucia.
Sarà lì il momento dove mi mancherai di più, culano.

E vedi di comportarti bene con Gaia, che è la ragazza più fortunata di questa terra e lo sa bene.
Per questo sei fortunato pure tu.

Ti voglio bene culano.
Nic.




"Parecia como si la malicia que acaba invadiendo a todo ser humano, se hubiese olvidado de ti".
El problema es que soy yo, que no me olvido.



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11 maggio 2009
Comic's thing



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5 maggio 2009
Non so dove
"E non so come ma arriverò puntuale...

Mi manca un kilo di pace integrale
E due etti di comprensione
E un cartone d'amore a lunga conservazione
Non rimane che fare la spesa
Continuare a pagare
Per quello che voglio e quello che non ho ancora

E non so dove ma arriverò puntuale

Oh che vasta scelta
Mi si presenta
Che sceglierò
Ma voglio di più
Per riempir la cesta
Che sceglierò
Vorrei essere io una volta
Scelto..."

Marta Sui Tubi



Non so dove, ma arriverò puntuale.
Non so quando, ma ci sarò.
Non so perchè, ma fino a quel momento non potrò pensare in nient'altro.
Non so come, ma potrò finalmente capire i passi avanti che avrò fatto.
Non so come, ma potrò finalmente capire quanto alta possa rimanere la mia testa.

Dopo il sole splendido e accecante,
dopo il diluvio battente,

sono un po' stanco di questo periodo di tiepida e scialba monotonia.

Monotonia in cui i ricordi sono ora un po' troppo lontani, e le speranze non hanno contorni definiti.
Vorrei guardare il cielo, e godere l'aria tiepida del primo pomeriggio sul mio collo.
Vorrei alcune volte fermarmi a guardare.
Una vecchia seduta al bordo della piazza, un bicchiere vuoto in mezzo al marciapiede, un negozio che sta abbassando la serranda a fine giornata.
Qualsiasi cosa.
Vorrei alcune volte fermarmi a guardare.
A riflettere.

Ma sono sempre di fretta, sempre di corsa.
Alimentando questa tiepida, e scialba monotonia, come quando non hai tempo di osservare ciò che hai attorno.
Come quando non hai tempo di fermarti a guardare.





"Habrà que vivir a pesar de las dudas
Dudas que hay a pesar de saber"
Andres Sudon



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21 aprile 2009
Scavo.
Scavo nel rancore che non accenna ad uscire dal mio corpo, e ho molta paura. (licenza eliotica)
Scavo in ferite mai rimarginate.
Scavo.

Aspettando il giorno del giudizio.

E quasi quasi ritorno a mettere una parentesi quadra, dopo mesi che non lo facevo.
Stavolta non è per narrare fatti realmente accadute, stavolta è per una frase di un film.
Poco importa il titolo.
Poco importa il significato.

Io so, e basta.

[“Sei litio o anfetamina?”]



E per troppo tempo sono rimasto ad osservare
quest' Italia lobotomizzata da 20 anni di televisione
ipocrisia, cancellazione totale di qualsiasi ideologia, senza voglia di pensare
datemi la supposta, mettetemela voi, non mi interessa di cosa sia fatta
un grigiore che sarebbe preoccupante se qualcuno si preoccupasse di qualcosa
solo il popolo potrà abbattere questo regime mediatico, dove non esiste né una destra, né una sinistra, né un centro.
Esiste solo una massa di persone prese in giro da 4 politicanti che non fanno nient'altro che giocare il gioco delle tre carte.
E tutti dicono di sapere il trucco.
Ma nessuno fa veramente qualcosa per svelarlo, o per non cascarci.
Solo il popolo potrà abbattere questo regime.
Sarà uno scontro violento, ma sarà l'unica via di salvezza.

L'Italia è morta.
Evviva l'Italia.





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17 marzo 2009
Ed è altrettanto stupido



19/06/2008
[Speranze, pensieri, ricordi.
Leggo gli ingredienti delle mie lacrime.
E mi rendo conto che è stupido, pensarci ora.
The life must go on.]


17/03/2009
Ed è altrettanto stupido pensarci ora.
Ed è altrettanto stupido alzare il volume, guardare un punto fisso, e perdersi nei pensieri.
Ed è altrettanto stupido prendersi questi momenti di blackout, pensare, scervellarsi.
Ed è altrettanto stupido, perchè quello che sarà, lo saprai solo in quel momento.
Ed è altrettanto stupido, cercare di mettermi in testa che non è giusto continuare così.

E' inutile.
The life must go on.

Sarebbe bello rendersene conto fino in fondo.



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26 febbraio 2009
Come un orma nella sabbia



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10 febbraio 2009
In questo mondo di plastica


    E' incredibile pensare ai salti che uno fa per uscire da questo mondo di plastica. Plasticato, verosimile, simil-plasticato a freddo, poca differenza. Seduto sul treno, mi guardo attorno. No, di facce tristemente tranquille non ne posso davvero più.
    Ed è incredibile pensare a come un sorriso ti possa far recuperare la dolce tranquillità di un tempo. E' davvero incredibile provare a capire come funzionino questo tipo di cose, e rendersi conto che non c'è una spiegazione vera e propria. Non esiste probabilmente una spiegazione.
    E' qui sta la differenza. Le spiegazioni che si spiaccicano alla buona, per cercare di dare una parola ad ogni sensazione, non sono vere, non sono realistiche. Esiste una schiera di persone che si avvicinano molto a spiegare tutto ciò usando l'alfabeto, la parola, il linguaggio, tuttavia non ci riescono, è impossibile. Le spiegazioni che si provano a dare non sono del tutto vere. Ad ogni modo non sono di certo plasticate, al contrario. E' la possibilità che ha l'uomo di spingersi sempre più in là, per provare ad abbattere quel muro indistruttibile tra parole ed emozioni. E' la possibilità che ha l'uomo di cercare di sentirsi vivo.
    In questo mondo di plastica, finalmente, sono tornato a sentirmi vivo.





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15 gennaio 2009
Vivo in un mondo parallelo



    Es un mundo paralelo, en el cual vivo. Y muchas veces me quejo cuando hay personas, toda gente que me quiere, que eso no lo entiende. “Tío, ¡animo!, que hay muchas cosas en la vida, vas a recuperar todo lo que has perdido.”. Lo que me han arrancado de las manos, quieres decir. Lo que me han amablemente quitado sin dejarme posibilidad de gustarlo, justo cuando me estaba acostumbrando a la idea. No, no puedo pensar que todo eso sea tan sencillo. Y vosotros tampoco. No puedo pensar que las cosas de un día para el otro se puedan resolver, que mi corazón pueda vaciarse, librándose en un soplo de todo lo que ha sido, de todo lo que he gastado, hablando de fuerzas físicas, incluso mentales, para luego quedarme vacío. Si, vacío. Es como si mi ser, lleno de heridas, en lugar de expulsar algo deja entrar a través de estas todos los recuerdos que, burlones, no hacen nada más que molestar mi sueño y mi equilibrio.
    Es un mundo paralelo, en el cual vivo. Donde veo muchas cosas, mucha gente, y muchas sonrisas. Donde cada vez que me enfrento a un espejo, me doy cuenta que demasiadas veces falta la mía, de sonrisa. Es muy extraño, la verdad, ver todo lo que te rodea como muy lejos, como si no pueda apartenecerte. Es decir, a veces también las cosas, mis cosas, parece que ni sean mías. Es como si mi mente, mi cerebro, intente alejarse de todo lo que pueda recordarme de aquella noche, las cabezadas contra la pared, las lágrimas que caían despiadadas al suelo. Es como si mi ser quisiera alejar estas imágenes y, así haciendo, quitarme la posibilidad de recordar los que de todos modos se ha convertido en meses inolvidables. Puede ser que sea la cosa mejor para mí, en este momento. Pero no consigo encontrar una solución, ya voy arrastrando mi vida por delante, intentando volver a ser lo de siempre.
    Es un mundo paralelo, en el cual vivo. Y no quiero que vosotros intentéis hacer parte de ello. Eso ni os lo planteéis. Yo, aquí, no os quiero ver. Soy yo, luchando todos los días, que tengo que dejarme todo eso atrás de mi espalda e intentar volver a ser el Nico de siempre, que la sonrisa no se la quita ni cuando duerme. Soy yo que tengo que volver al vuestro mundo, y no viceversa. Por que aquí, donde estoy yo ahora mismo, la paz no volverá hasta que no me cruce otra vez con aquellos ojos.
    Es un mundo paralelo, en el cual vivo. Volveré mas pronto que pueda.





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15 novembre 2008
Devo mettermelo in testa.


Sei l’affanno il brivido la perdita
del ritmo regolare del respiro
Mi nascondo
dietro parole inutili
Righe parallele che non si incontrano
Destini quasi a perdersi
nell’infinito
E non fermarti adesso

Libero TU SEI di essere LIBERO DI ESSERE
Niente più NIENTE PIU’ di un numero

Le conseguenze
che mi aspettano
nascoste dietro la luce soffusa
della stanza mi assalgono
comprimono il cervello
stringono la presa e mi confondo
non respiro più
lo sguardo cade su un particolare ormai dimenticato
la testa gira ferma tutto voglio scendere
da questa paranoia

Libero TU SEI di essere LIBERO DI ESSERE
Niente più NIENTE PIU’ di un numero

SEI quello che è stato SEI il mio passato che non tornerà
TUTTO QUELLO CHE desideravo avere tempo fa
SEI quello che è stato SEI il mio passato che non tornerà
TUTTO QUELLO CHE desideravo avere tempo fa
SEI quello che è stato SEI il mio passato che non tornerà
TUTTO QUELLO CHE desideravo avere tempo fa

Ora che non sei più solo
ora che cosa c’è
l’incertezza di restare appeso ad un filo
con la paura di volare alto
confondo nello spazio
vuoto
ridendo mi nascondo
cado
non c’è più spazio per l’indecisioni
prendere o lasciare accettare
di cadere ancora
ancora

Libero TU SEI di essere LIBERO DI ESSERE
Niente più NIENTE PIU’ di un numero

SEI quello che è stato SEI il mio passato che non tornerà
TUTTO QUELLO CHE desideravo avere tempo fa
SEI quello che è stato SEI il mio passato che non tornerà
TUTTO QUELLO CHE desideravo avere tempo fa
SEI quello che è stato SEI il mio passato che non tornerà
TUTTO QUELLO CHE desideravo avere tempo fa
SEI quello che è stato SEI il mio passato che non tornerà
TUTTO QUELLO CHE desideravo avere tempo fa
SEI quello che è stato SEI il mio passato che non tornerà
TUTTO QUELLO CHE desideravo avere tempo fa





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31 ottobre 2008
Monologo a Radio Persona
Lo capiranno solo quelli che sanno lo spagnolo, però vabbè...

http://www.youtube.com/watch?v=-5lUX_XAavs



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27 ottobre 2008
La domenica.


La domenica, ormai, ha un copione già scritto.
Svegliarsi quando si ha veramente voglia, il che significa due o tre ore dopo di aver davvero aperto gli occhi; cenare con quello che è rimasto nel frigo o in alcune occasioni ordinare una pizza; sistemare il giusto per far sì che la casa torni ad essere relativamente accettabile.
E poi, per concludere, tornare a letto e mettersi sulla pancia il computer.
Annozero, Matrix, Ballarò, Report.
Così, per informarsi un po' oltre alla lettura giornaliera dei quotidiani su internet.
La domenica, ultimamente, è il giorno in cui mi sveglio, mi svesto dal pigiama e me lo rimetto dopo una doccia.

La domenica, in questo periodo, è un giorno in cui penso troppo.
Penso, penso, penso, e mi addormento sempre con un gran mal di testa.
O non mi addormento direttamente, come oggi, ad esempio.
E penso che questo unico giorno che ho per fermarmi davvero a riflettere, mi rendo conto di tante cose.
Di quanto mi manca il signor Du, del fatto che la Salamanca dell'anno scorso continua a mancarmi, perchè la domenica era un giorno splendido.
In cui ci si trovava a far delle grandi chiacchiere sul nulla.
Di certo non mi lamento, però la domenica è così, sempre un po' malinconica.
La mia ultima domenica da ventunenne, pensa un po'.
Se non me lo ricordava Ernesto me l'ero dimenticato.
Del resto, per certi aspetti, questo compleanno mi è già stato rovinato abbastanza.
Però dai, i 21 precedenti non sono poi stati così male.
E spero che almeno altri 21 dovrò celebrarli, quindi un compleanno così ci può anche stare.




E mi trovo di fronte a due università.
Alla mia, che di giorno in giorno mi piace sempre di più.
Però parlerò molto poco di questo, mi conosco, per me è stato sempre troppo facile parlare, parlare, quanto mi piace, quanto è bello, e poi puntualmente cercare giustificazioni.
Sull'università, per quanto potrò, cercherò di parlare con i fatti. (Non so perchè però so che qualcuno riderà dopo aver letto questa riga... Ho sorriso anch'io.)
Dall'altra parte ho l'università italiana che sta esplodendo.
E cazzo se mi piacerebbe esserci, a tutte quelle manifestazioni.
Penso sempre di più a quanto, per certi versi, ho sempre avuto la sfiga di trovarmi in ambienti sempre troppo appiattiti da questo punto di vista.
Una Lonigo fin troppo attenta al marocchino che guarda le ragazzine, o al kebabbaro sbronzo che "attentoattento che magari ha un coltello in tasca", una Noventa dove nemmeno sanno cos'è uno sciopero, immagina te un' occupazione. Una Trento che vive delle vagonate di soldi che gli studenti gli portano tra affitti, supermercati e panini ai bar nelle pause pranzo, che però continua a lobotomizzare dei cervelli che, già lobotomizzati di loro, inghiottiscono la pillola e passano la loro vita universitaria incazzandosi su Facebook o su Myspace che non c'è mai nulla da fare, ma non spengono il computer e escono a mettere una firma per opporsi alla chiusura di un locale solo perchè "sei scemo? fuori ci saranno 0 gradi".
E sono cosciente che qualcosa ho sempre cercato di fare.
Come sono cosciente che avrei potuto fare molto di più.
Però per altri aspetti non mi posso nè lamentare, nè tanto meno voglio pentirmi.
Certo, resterà sempre un pensiero in un angolino della mia testa.
Però è anche vero che per voler fare 1000 cose ho perso fin troppo tempo.
Cosciente che ancora non ho imparato, e che devo imparare molto ancora.
E' un problema che ancora non ho risolto, poche balle.
Suvvia, sono fiducioso, quello sì.





"La sconfitta è un eleganza per l'ipocrisia di chi si arrende in partenza".


L'avevo messa da parte questa frase, per un po' di tempo.
Dopo averla ascoltata e riascoltata, nel mio tipico periodo che si può tranquillamente intitolare "staidimerdanonhaivogliadiparlareconnessunoquindiprendiuncdascoltalofinoallanauseaefanculo", me ne ero quasi dimenticato.
Fino ad oggi.
A tratti è come vivere in un eterno deja-vù, quando sei te a consigliare la persona che sta male per amore.
Soprattutto quando la situazione che ti viene singhiozzata dall'altra parte della cornetta ha parecchie similitudini con quella che stai vivendo.
Soprattutto quando la persona che sta male, ora, è la sua migliore amica.
In queste situazioni capisci parecchiè cose.
Perchè non sempre è così, però molto spesso tra migliori amici su alcuni livelli esistono molti punti di contatto.
Quando ascolti che le intenzioni per risolvere il problema, per allontanare il dolore, per non pensarci più, si traduce in un freddo e deciso reset di tutti i contatti che la potrebbero ricondurre al ragazzo in questione, ho capito finalmente cos' era, quella cosa che mi ronzava per la testa e non riuscivo mai a mettere a fuoco.
Ho capito finalmente cosa stai facendo.
Perchè tutto sommato, che stupido sono, sarebbe bastato pensare al tuo passato, a quello che mi avevi raccontato.
Avrei potuto scegliere due strade.
Però, per come sono fatto, non potevo davvero scegliere la via del silenzio.
Perchè se devo comportarmi da amico non posso consigliare a una persona qualcosa che non mi vede per nulla d'accordo.
Perchè il dolore, come l'amore, è qualcosa di forte, qualcosa di indipendente dalle nostre volontà.
Quando termina una storia, il dolore non è altro che il rimbombare di un vuoto, è il grido sordo provocato da un'assenza. Quando ami una persona, molti dei tuoi pensieri si basano su di lei, qualsiasi cosa tu faccia. E quando l'altra persona viene a mancare puoi tranquillamente riempirti la giornata di mille cose da fare, per non pensare.
Ma l'unica cosa che può alleviare il dolore, in situazioni come queste, non è altro che il tempo.
Il tempo che passa, ora dopo ora, giorno dopo giorno.
Ritornare inconsciamente a far sì che i tuoi pensieri piano piano si basino su tutto ciò che continua a circondarti. Sulle persone, sugli amici, sull'università, sul lavoro.
Perchè quando tutto questo è ancora troppo fresco, in qualsiasi posto tu sia, qualsiasi cosa tu faccia, comunque finirai sempre a pensare alla stessa cosa.
E' difficile da accettare, però è così.
Con il dolore, in questi casi, il rimedio è aspettare, saperci convivere.
Non scappare.
Se scappi, se cancelli l'altra persona, se cambi città, non risolvi nulla.
Scappare dagli ostacoli non ti permette di superarli.
L'esperienza di una persona si basa, certo su tante cose belle, ma molto spesso si focalizza molto di più sulle sofferenze, sulle lacrime.
L'esperienza, quasi sempre, si traduce negli ostacoli che hai saltato.
Aggirandolo, l'ostacolo, succederà che un giorno arriverai al traguardo, e ti toccherà tornare indietro e saltarli tutti, in una volta.
Allora si, che sono dolori.
Per questo, come sempre in questi casi, ho scelto di soffrire, certo, però consapevole che tutto questo sarà un altro passo che mi formerà.
Certo, dirà molta gente, ti sarai pure rotto i coglioni di soffrire no?
Ti sarai stancato che finisca sempre così, o no?
Ve lo confesso, è sempre la prima cosa che penso quando, testa contro il muro, ho appena ricevuto l'ennesima martellata.
Però poi, quando come sempre vivo il dolore a testa alta, nella maniera che io credo più matura possibile, per quanto sia difficile, sono comunque soddisfatto.
Una magra soddisfazione, quello sì.
Non è nulla che mi riporterà indietro quello che veramente volevo, nè gli sforzi inutili.
Però io mi guardo, e so che ho imparato qualcos'altro.
Poi certo, un giorno mi piacerebbe imparare qualcosa, da questo punto di vista, senza dover sbattere la testa.
Però del resto è sempre così, se le cose dipendono anche da qualcun'altro non sempre finiscono come vorresti.
L'unica cosa che mi dispiace è che dovrei dirtelo adesso tutto questo.
Il fatto è che dovrei averti di fronte, se no non capiresti.
Ed è impossibile.
Questo mi dispiace, non potrò mai dirtelo.
Perchè già adesso è troppo tardi.
Ma non per me, non per noi.
E' troppo tardi per te.





permalink | inviato da cam il 27/10/2008 alle 6:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
20 ottobre 2008
Avete mai provato a vivere con una gomma sopra la testa?


Avete mai provato a vivere con una gomma sopra la testa?
Non è semplice.

E mi risulta difficile cancellare.
La mia voglia di te.
La mia voglia di noi.
I sorrisi mancati.
I momenti non goduti.

E lo so, dovrei pensare a tutto quello che di buono c'è effettivamente stato.
Ed è già molto.
Però ho smesso di cercare un senso agli ultimi due mesi e mezzo.
Ho smesso di cercarlo per me.
So che sono stati due mesi e mezzo rivolti totalmente a te.

E ora in mano non ho nulla.
Ma se le guardo bene ho me stesso.
E mi basta.
Non sempre.
Però mi basta.



permalink | inviato da cam il 20/10/2008 alle 20:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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